#Noalternanza

Dando seguito al nostro impegno, reso pubblico dall’intervista rilasciata in data 10 Ottobre 2017 per il quotidiano La Nazione, stamattina abbiamo scritto, tramite il Responsabile Scuola Nazionale dei Giovani Comunisti Filippo Vergassola, alla preside dell’Iti per chiedere un incontrosull’alternanza scuola-lavoro. Colloquio funzionale a ricevere risposte sulle condizioni degli studenti, sul rispetto dei loro diritti e sui criteri adottati per questo progetto, dopo l’incidente avvenuto qualche mese fa.
Attendiamo risposte, continuando a spiegare le ragioni del nostro deciso #Noalternanza.
Gli studenti non sono profitto!

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Responsabile Nazionale Scuola e Università Giovani Comunisti/e

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Potere al popolo, se non ora quando?

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Sabato 18 novembre circa 800 persone hanno risposto all’appello dei compagni dell’ex-OPG “Je so’ pazzo” di Napoli.

 

Dal Nord al Sud, lo slogan è uno solo: Potere al popolo. I vari interventi che si susseguono da parte dei componenti di centri sociali, associazioni, comitati, partiti, movimenti, cercano di rimettere al centro del dibattito una classe che esiste ma non è rappresentata e che forse la politica ha abbandonato. Si parla di lotte, di come unirle e rafforzarle. Eleonora Forenza è molto chiara in questo: “La pazzia oggi è un sentimento rivoluzionario. In primo luogo voglio nominare Assunta Signorelli e Fabio Vettorel, ancora detenuto da più di 4 mesi nel carcere di Amburgo; noi dobbiamo continuare a connettere le lotte in giro per l’Italia, noi non siamo sicuri di superare il quorum e neanche di raccogliere le firme; noi dobbiamo ricostruire un senso comune di appartenenza della politica senza delegarlo. Penso che bisognerebbe partire da una rottura con chi ha costruito questa linea, bisogna anche pensare che la rivoluzione noi l’abbiamo davanti”.

Maurizio Acerbo rincara la dose: “L’unico obiettivo è quello di organizzare una sinistra di classe, vicina al popolo: il tipo di approccio è quello di usare parole molto semplici, pur leggendo tonnellate di libri”.

Poi si discute diritti civili come lo Ius Soli. Manuela, una ragazza mia coetanea, nata a Napoli e figlia di migranti, ogni anno deve recarsi in questura per farsi rinnovare il permesso di soggiorno. Ci spiega come è difficile vivere senza la condizione di cittadinanza. Perché i suoi diritti sono anche i nostri: in primis quello del lavoro, anche se forse sarebbe meglio definirlo “sfruttamento”, come racconta una compagna che ha vissuto sulla propria pelle il caso “Almaviva”.

(approfondimento su Almaviva http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-11-16/almaviva-bocciata-perche-ha-licenziato-solo-roma-192738.shtml?uuid=AEeAfCDD)

Si parla anche di mutualismo sociale, con le esperienze dei compagni che vivono le periferie o i luoghi dove le associazioni di stampo criminale, grazie all’assenza dello stato, trovano terreno fertile, ma anche dove i compagni sembrano offrire un’alternativa ad uno specchio di società troppo poco rappresentato.

Troviamo gli interventi dei compagni che hanno costruito rete contro la manifestazione del G7 di Bergamo sull’agricoltura, dove si poneva l’accento su una filiera alternativa da quella proposta nell’incontro dei vertici del mondo. Per non parlare della lotta dei compagni No Tap, che nel loro percorso di difesa del territorio contro una speculazione edilizia troppo forte fanno proprie le parole della compagna Luxemburg: “Socialismo o Barbarie”.

Molte, moltissime le esperienze di chi vive la repressione, nonostante crei un baluardo di società alternativa in città, periferie, quartieri. Tanti interventi che pongono le questioni del problema abitativo, della violenza di genere, dei diritti degli studenti, delle vertenze sui luoghi di lavoro, che la politica ha abbandonato, (non parlo di tutta la politica, ma di quella dei salotti, la stessa che si riempie la bocca di parole, diritti e poi ti affossa con il “Jobs act” e con la “Buona Scuola”, che parla di accoglienza e diritti per poi produrre il decreto Minniti-Orlando, o favorisce le torture sulle coste libiche).

Bene, siamo arrivati ad un bivio: potere al popolo, se non ora quando?

Perché ci siamo stancati di non essere rappresentati, di sentirci lontani dal dibattito politico, nonostante viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle una società che forse (e chi lo urlava a Genova nel 2001 aveva ragione) ha dimostrato il proprio fallimento. Allora riprendiamoci quello spazio politico che ci spetta, per una società più equa e giusta, per una scuola pubblica e laica, la sanità pubblica,il diritto al lavoro, il diritto alla felicità, semplicemente per applicare la costituzione al 100%.

E’ arrivato il momento di smettere di guardare al passato e iniziare a prendere in mano le redini del proprio futuro, la politica non è una cosa lontana da noi dove qualcuno decide per noi, ma un insieme di cose che tutti assieme, e dico tutti, possiamo cambiare, senza girarci dall’altra parte quando subiamo ingiustizie sul lavoro,nella società, nell’università organizzandoci anche dal basso, per fare tornare viva la nostra coscienza e con il popolo.

Adesso basta: per il nostro avvenire decidiamo noi!

 

Luca Lorenzini

Coordinatore provinciale Giovani Comunisti/e La Spezia

L’arte non si discute il fascismo sì!

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Apprendiamo dalle testate giornalistiche locali che il Comune sta valutando la richiesta di riposizionare la statua di Costanzo Ciano, proprio accanto al Comune dove era stata inaugurata nel 1939.
Le parole dell’assessore Paolo Asti non fanno altro che rimarcare come la banalizzazione storica e il revisionismo stiano caratterizzando il discorso politico su vecchi e nuovi fascismi.
L’opera ritrovata del gerarca fascista non merita alcuna esposizione sulla pubblica piazza, proprio per ciò che rappresenta. In questa sede infatti non si intende discutere il capolavoro e la maestria dell’artista (Messina), quanto più il proprio significato simbolico: un oltraggio alla memoria storica.
Tenendo presente il valore artistico dell’opera riteniamo che abbia già la giusta considerazione. Infatti il luogo più consono a raccogliere tale testimonianza del ventennio rimane il Museo Navale, dove è attualmente collocata.
Non si intende qui minare il patrimonio artistico nazionale, ma riconoscere che non vi è spazio per l’arte fascista sulla pubblica piazza di una città riconosciuta con la medaglia al valore della resistenza.
L’arte di regime non ha e non deve avere senso di esistere. Noi rimarchiamo come suddetta esposizione artistica, auspicata dagli intellettuali firmatari della richiesta recapitata in Comune e sostenuta dall’assessore Paolo Asti, sia un affronto alle vittime di violenza fascista che la nostra provincia ha dovuto subire.
In una fase storica dove il riaffiorare di vecchi e nuovi fascismi si fa sempre più prominente, non solo sul territorio locale ma su gran parte del panorama nazionale, ribadiamo che sia compito dell’Amministrazione, Sindaco e Giunta tutta, riconoscere, ribadire e valorizzare quelli che sono i principi fondanti della nostra Costituzione, nata dalla resistenza partigiana.
Coordinamento Provinciale Giovani Comunisti/e La Spezia

Sinistra antiliberista, lavori in corso:vietato fermarsi!

Il 18 Novembre avremmo dovuto partecipare – dopo oltre 100 assemblee territoriali – ad una assise decisiva del percorso iniziato al teatro Brancaccio di Roma il 18 Giugno scorso. Il Brancaccio ha rappresentato per me una reale occasione, un vero momento di discussione e partecipazione tra i tante e le tante (non tutti purtroppo) che in questi anni hanno resistito e continuano a resistere faticosamente, ma con un coraggio da leoni, nelle strade, nelle città, nelle province, nei luoghi di lavoro e in ogni aspetto della propria vita alle politiche neoliberiste. Penso a tutti noi, a chi milita nelle associazioni, nei movimenti, negli spazi sociali, nei partiti; a chi, organizzando e partecipando ai comitati del NO al Referendum del 4 Dicembre ha festeggiato con noi la vittoria nella battaglia in difesa della costituzione; a chi ancora riempie le piazze, a chi si getta anima e corpo nelle lotte, a chi ancora insegue la certezza che un altro mondo non solo sia possibile, ma sia anche necessario. Per me questo è stato, e rimane, il percorso del Brancaccio, un modo per rovesciare tutto, per invertire la rotta di un paese ormai vittima da tanti anni delle politiche neoliberiste, portate avanti sia dal centro-destra che dal centro-sinistra. L’espressione “rimane” non è casuale, abbiamo l’occasione e la necessità di non rovinare quanto di buono fatto in questi mesi e migliorare il percorso. La necessità è quella di dare voce alle mille vertenze di conflitto sociale aperte in questo Paese, pensiamo alla campagna Stop-Ttip, agli operai dell’Ilva che occupano la fabbrica, agli studenti che scendono nelle piazze italiane per dire No all’alternanza scuola-lavoro, ai No-Tav, ai No-Tap e molti altri ancora, questi dovranno essere il nostro programma vivente. Per farlo va ribadito che il percorso del neoliberismo in Italia non inizia con la stagione del renzismo, quindi con Jobs Act e Buona Scuola, ma delle riforme precedenti che hanno fatto da spartiacque a quest’ultime, pensiamo alla riforma Treu sul lavoro e alla riforma Berlinguer per la scuola. Per questo l’appello lanciato dai compagni dell’Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo di Napoli (che viene fuori dalla pancia e dal cuore) di riaprire e ravvivare a partire dalle assemblee territoriali e da tutte le forze pulite li presenti un percorso dato dai media per morto non può che essere accolto, condiviso e rilanciato con entusiasmo. A questi compagni sono grato anche perché la proposta parte proprio da chi dal Brancaccio si era sentito sbattuto fuori. Alla luce di queste mie brevi riflessioni, mi unisco al loro appello e chiedo perciò a tutti/e (in primis ai Giovani Comunisti, ma in maniera più ampia anche a tutta la mia generazione) uno sforzo sovraumano che, a partire da questo sabato, possa davvero ambire a ricompattare le numerose, generose e fondamentali esperienze dell’alternativa socialista reale disseminate nei nostri territori, troppo spesso, ahimè, atomizzate. Il 18 Novembre andiamo tutti e tutte a Roma, partecipiamo all’assemblea da protagonisti, dimostriamo che il popolo, quando sa organizzarsi, non ha bisogno di mentori, leader, messia o padroni. Dimostriamolo lavorando insieme per costruire la rappresentanza delle istanze di chi subisce l’ingiustizia e la marginalizzazione sociale e della parte migliore del paese, quella propositiva e solidale. Possiamo ambire a rappresentarli perché loro siamo noi. E possiamo costruirla dalla base, perché noi siamo la base. Sono anni che ci dipingono come nichilisti, superficiali svogliati e individualisti: non siamo appassionati alla politica, siamo disinteressati alla società, rassegnati e indifferenti; dimostriamo che non è così. E’ arrivato il momento di riprenderci il presente per costruire un futuro diverso. E cambiare questo paese da protagonisti. Stavolta davvero.
Andrea Ferroni Portavoce Nazionale Giovani Comunisti/e

No all’alternanza scuola lavoro!

Come Giovani comunisti, sia a livello nazionale che provinciale, ci siamo messi subito in campo per le manifestazioni del 13 Ottobre.

A La Spezia abbiamo effettuato un volantinaggio,soprattutto davanti all’istituto dove uno studente in alternanza ha subito un infortunio sul lavoro. Molte piazze italiane comunque hanno risposto positivamente alla giornata di mobilitazione tanto da ispirare un quotidiano dai titoli stravaganti a intitolare “I giovani non hanno voglia di lavorare”, al quale ribadiamo no sfruttati non ne abbiamo non solo voglia, ma vogliamo parità di diritti, perchè non vogliamo essere la vostra manodopera a costo zero.

L’alternanza scuola lavoro, una innovazione(se così si può dire) della legge 107 del 2015 o più comunemente chiamata “Buona Scuola” che obbliga gli studenti del trienno delle superiori a passare del tempo fuori dall’istituto da dedicare al lavoro o alla formazione in base al campo di studi (200 ore per i licei,400 per tutti gli altri istituti) finanziato con circa 240 milioni di euro annui.

Ma chiariamo subito il perchè opporsi a questa legge:

Le cronache di questo esperimento ci raccontano di un disastro annunciato, con un impianto debole colpito da disservizi, malfunzionamenti ma soprattutto elementi di disagio per gli studenti : sottrazione sistematica del tempo di studio, scarsissima inerenza tra percorsi di studio e àmbiti lavorativi, mancanza di tutor, assenza di controlli e vigilanza sul reale operato svolto dagli studenti nelle azienda.

Tutto piuttosto prevedibile in un contesto di completa mancanza di prospettiva ed improvvisazione nelle scelte di politiche scolastiche intraprese dai governi, ma gli effetti dannosi di questa scellerata operazione ci consegnano un quadro allarmante : il trionfo della precarietà, del lavoro non pagato, della deregolamentazione selvaggia fanno da sfondo ad uno svuotamento definitivo del valore degli assi portanti della nostra Costituzione. Non c’è, non a caso, alcun riscontro pedagogico (nè tantomeno economico) in questa scelta, se non lo scopo di alimentare ulteriormente la frammentazione e la precarizzazione delle vite, di rendere ancora più debole e lontana ogni possibilità di autodeterminazione : c’è l’apoteosi del liberismo.

Cosa proponiamo come Giovani Comunisti/e?

Oggi riteniamo che sia necessaria l’eliminazione immediata dell’obbligatorietà di questi “percorsi formativi”. Lo riteniamo in virtù di un dato inequivocabilmente chiaro che proviene non solo dalla generazione del terzo millennio, ma dalle dinamiche socioeconomiche che quotidianamente si manifestano : il lavoro non può essere inteso come una concessione, un privilegio da conferire in base ad un qualche status, bensì un sacrosanto diritto trattato e disciplinato come tale.
E’ per questo semplice fatto che consideriamo illogico inserire uno strumento come la Carta dei Diritti e dei Doveri che funga da contrappeso a una scelta completamente priva di qualsiasi riscontro pedagogico ma anche sociale : l’obbligo di sostenere un percorso lavorativo durante l’ultimo triennio di secondaria è arbitrario e sbagliato, ma non certo illogico.
Palese si dimostra infatti il totale asservimento di questa scelta alla logica dello sfruttamento e della precarietà che assurge a regola, della mercificazione dei saperi a logiche aziendalistiche cioè dello svuotamento della funzione sociale di emancipazione e formazione che la scuola dovrebbe assumere.
E’ l’ennesimo colpo inferto ad un impianto irrinunciabile di diritti : quello alla formazione e quello al lavoro, quello allo studio e quello alla equa retribuzione.
Gli ambiti lavorativi frequentati per nulla inerenti al percorso di studio che si sta effettuando, la mancanza di risorse e di personale e le carenze che si sono verificate in molte situazioni sono poi il manifesto più evidente del fallimento di quella che però è bene definire ex ante una scelta politica pessima. E’ bene farlo subito per evitare il solito teatrino del “Intanto siamo partiti, ora si migliorerà” : non c’è nulla da migliorare, occorre rendere questa imposizione una semplice possibilità, e cambiare radicalmente il contesto in cui si sviluppa il rapporto trilaterale scuola-azienda-studente.

In questo senso, riteniamo che :
•L’alternanza deve essere inserita necessariamente in un progetto coerente con il percorso di studi e retribuita nel quadro di un accordo con i rappresentanti di studenti e lavoratori.

•Le aziende scelte (tramite gara pubblica) per l’alternanza devono essere sottoposte a controlli di carattere etico e legale,  e che contestualmente si impegnino alla buona riuscita del percorso formativo, senza considerare gli studenti solo alla stregua di unità lavorative a costo zero.

•Gli studenti devono preventivamente (tramite appositi corsi da tenere a scuola) essere formati a livello generale sul diritto del lavoro, ed in particolare sui diritti dei lavoratori e sulle norme di sicurezza sul luogo di lavoro

 

Ci batteremo anche nella nostra provincia per un istruzione pubblica,gratuita,laica come recita la costituzione, la quale vorremmo applicare al 100%.

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Fonti: http://www.giovanicomunisti.it/2017/09/23/lalternanza-scuola-lavoro/

 

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