Potere al popolo, se non ora quando?

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Sabato 18 novembre circa 800 persone hanno risposto all’appello dei compagni dell’ex-OPG “Je so’ pazzo” di Napoli.

 

Dal Nord al Sud, lo slogan è uno solo: Potere al popolo. I vari interventi che si susseguono da parte dei componenti di centri sociali, associazioni, comitati, partiti, movimenti, cercano di rimettere al centro del dibattito una classe che esiste ma non è rappresentata e che forse la politica ha abbandonato. Si parla di lotte, di come unirle e rafforzarle. Eleonora Forenza è molto chiara in questo: “La pazzia oggi è un sentimento rivoluzionario. In primo luogo voglio nominare Assunta Signorelli e Fabio Vettorel, ancora detenuto da più di 4 mesi nel carcere di Amburgo; noi dobbiamo continuare a connettere le lotte in giro per l’Italia, noi non siamo sicuri di superare il quorum e neanche di raccogliere le firme; noi dobbiamo ricostruire un senso comune di appartenenza della politica senza delegarlo. Penso che bisognerebbe partire da una rottura con chi ha costruito questa linea, bisogna anche pensare che la rivoluzione noi l’abbiamo davanti”.

Maurizio Acerbo rincara la dose: “L’unico obiettivo è quello di organizzare una sinistra di classe, vicina al popolo: il tipo di approccio è quello di usare parole molto semplici, pur leggendo tonnellate di libri”.

Poi si discute diritti civili come lo Ius Soli. Manuela, una ragazza mia coetanea, nata a Napoli e figlia di migranti, ogni anno deve recarsi in questura per farsi rinnovare il permesso di soggiorno. Ci spiega come è difficile vivere senza la condizione di cittadinanza. Perché i suoi diritti sono anche i nostri: in primis quello del lavoro, anche se forse sarebbe meglio definirlo “sfruttamento”, come racconta una compagna che ha vissuto sulla propria pelle il caso “Almaviva”.

(approfondimento su Almaviva http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-11-16/almaviva-bocciata-perche-ha-licenziato-solo-roma-192738.shtml?uuid=AEeAfCDD)

Si parla anche di mutualismo sociale, con le esperienze dei compagni che vivono le periferie o i luoghi dove le associazioni di stampo criminale, grazie all’assenza dello stato, trovano terreno fertile, ma anche dove i compagni sembrano offrire un’alternativa ad uno specchio di società troppo poco rappresentato.

Troviamo gli interventi dei compagni che hanno costruito rete contro la manifestazione del G7 di Bergamo sull’agricoltura, dove si poneva l’accento su una filiera alternativa da quella proposta nell’incontro dei vertici del mondo. Per non parlare della lotta dei compagni No Tap, che nel loro percorso di difesa del territorio contro una speculazione edilizia troppo forte fanno proprie le parole della compagna Luxemburg: “Socialismo o Barbarie”.

Molte, moltissime le esperienze di chi vive la repressione, nonostante crei un baluardo di società alternativa in città, periferie, quartieri. Tanti interventi che pongono le questioni del problema abitativo, della violenza di genere, dei diritti degli studenti, delle vertenze sui luoghi di lavoro, che la politica ha abbandonato, (non parlo di tutta la politica, ma di quella dei salotti, la stessa che si riempie la bocca di parole, diritti e poi ti affossa con il “Jobs act” e con la “Buona Scuola”, che parla di accoglienza e diritti per poi produrre il decreto Minniti-Orlando, o favorisce le torture sulle coste libiche).

Bene, siamo arrivati ad un bivio: potere al popolo, se non ora quando?

Perché ci siamo stancati di non essere rappresentati, di sentirci lontani dal dibattito politico, nonostante viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle una società che forse (e chi lo urlava a Genova nel 2001 aveva ragione) ha dimostrato il proprio fallimento. Allora riprendiamoci quello spazio politico che ci spetta, per una società più equa e giusta, per una scuola pubblica e laica, la sanità pubblica,il diritto al lavoro, il diritto alla felicità, semplicemente per applicare la costituzione al 100%.

E’ arrivato il momento di smettere di guardare al passato e iniziare a prendere in mano le redini del proprio futuro, la politica non è una cosa lontana da noi dove qualcuno decide per noi, ma un insieme di cose che tutti assieme, e dico tutti, possiamo cambiare, senza girarci dall’altra parte quando subiamo ingiustizie sul lavoro,nella società, nell’università organizzandoci anche dal basso, per fare tornare viva la nostra coscienza e con il popolo.

Adesso basta: per il nostro avvenire decidiamo noi!

 

Luca Lorenzini

Coordinatore provinciale Giovani Comunisti/e La Spezia

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